La crisi e i consumi di Natale

24 Dicembre 2009

La chiamata al rilancio dei consumi per la ripresa, senza alcun discernimento né giudizio, può diventare ipocrisia, se tacitiamo la nostra coscienza di fronte alle ingiustizie della nostra società. Non serve chiedere nuove regole, se non si fanno i controlli. Per la verità, è stata proprio la mancanza di controlli, e non di regole, che ha consentito la genesi dei disastri finanziari e bancari nella recente crisi globale. Pensiamo a Parmalat, Cirio, Antonveneta e ai piu’ recenti casi di imprese improvvisamente fallite con bilanci falsi per spiegare la mancanza dei controlli e la prevalenza degli opportunismi e delle illegalità. Per evitare di ripetere gli errori già fatti, e sostenere oggi l’occupazione, occorre una nuova austerità morale prima ancora che materiale. Una nuova responsabilità individuale delle classi dirigenti. Oggi non solo i paesi emergenti o il sud Italia, ma anche i nostri territori sono purtroppo caratterizzati da una presenza, occulta ma costante, di un “sistema corrotto” di opportunismo che rasenta e sconfina nella criminalità da “colletti bianchi”, inodore, insapore, incolore come l’acqua, ma ovunque presente. Nella sua relazione annuale relativamente al 2008, la Corte dei Conti stima in sessanta miliardi i danni diretti ed indiretti legati alla corruzione, alle inefficienze e agli sprechi nella pubblica amministrazione. Anche il settore privato non ne è indenne.

- Sprechi e danni al patrimonio pubblico per uso indebito di mobili e immobili
- Corruzione, richiesta di tangenti e concussione
- Frodi in finanziamenti comunitari ed erogazione di contributi e finanziamenti non dovuti
- Appalti truccati o guidati
- Violazione dei tempi prescritti per la realizzazione delle opere pubbliche con maggiori costi
- Subappalti assegnati a prezzi insufficienti ed iniqui, con danni alle piccole imprese subappaltatrici e alla qualità finale delle opere
- Controversie legali artificiose, trascinate nel tempo e condotte per risarcimento di danni inesistenti
- Eccessi nelle progettazioni, nelle consulenze esterne e negli importi di incarichi professionali
- Frodi nei confronti dei consumatori, anonime e nascoste dai call center e dagli addebiti bancari
- Falsi in bilancio, colpiti solo a denuncia dei soci
- Promozioni indebite, ricette false, medici compiacenti
- Bonus esorbitanti ad amministratori e dirigenti calcolati sul conto economico di un anno, anziché sulla crescita di valore e redditività dell’impresa.

I più poveri e senza potere pagano sempre per i danni di tali comportamenti. Tutti sappiamo che la giustizia ha tempi e modalità inaccettabili, ma queste situazioni non si risolvono solo con la giustizia, che rappresenta il trattamento patologico dei fenomeni, ma con la responsabilità personale e la scelta dell’onesto vivere e operare.
La somma incredibile degli sprechi e delle distorsioni, creando ricchezze ingiustificate ed illegittime, distorce i risultati aziendali e aggrava la mancanza di risorse nel pubblico e nel privato, portando licenziamenti e incrementando la disoccupazione.
Per pochi che accumulano ricchezze evanescenti in paradisi fiscali, i più devono soffrire e rinunciare alla stabilità del lavoro e del salario.
La competitività globale dell’economia italiana c’entra poco o nulla con la disoccupazione, la quale è più il frutto dell’immobilismo, dei privilegi e dell’avidità di pochi.
Più austerità significa condividere il reddito e il lavoro, lavorare tutti per una maggiore giustizia civile e sociale.

Amedeo Levorato


Articoli apparsi nel mese di dicembre 2009

19 Dicembre 2009

 

Aps piazza pannelli fotovoltaici sul tetto del deposito dei bus
(Il Mattino di Padova del 19/12/2009)

STANGA. Aps Holding in via Rismondo cattura il sole per far viaggiare il tram. L’azienda di trasporto ha realizzato un impianto fotovoltaico sui tetti della rimessa dei bus cittadini. Un intervento costato 120 mila euro per 136 pannelli su 217 metri quadrati. In totale, i dispositivi producono 29,04 kilowatt all’anno, cioè 31 mila kilowatt all’ora. «Per 8 anni abbiamo rate da 19 mila euro da pagare», rivela Amedeo Levorato, presidente Aps Holding «ma con la consapevolezza che in 12 anni i ricavi copriranno le spese». Non basta. «Il 20% dell’energia pulita così prodotta servirà ad alimentare il tram. Ciò dimostra che gli investimenti che puntano sulle energie alternative non solo ci fanno bene ma sono anche in grado di farci guadagnare».

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La crisi tra cause globali e comportamenti personali

6 Dicembre 2009

La crisi del 2008-2009 è stata affrontata consentendo la sopravvivenza della gran parte delle imprese, soprattutto le grandi imprese e le grandi banche. Questo è stato reso possibile attraverso l’assistenza pubblica e la riduzione dei posti di lavoro, ma la crisi lascia una eredità sociale pesante: oneri sulle generazioni future ed un pesante aggravamento della disoccupazione. Le misure assunte dai governi hanno visto un maggiore sostegno alle banche e alle imprese di grandi dimensioni (auto, opere pubbliche) e più modesti interventi per le imprese minori. Gli interventi di ripristino della liquidità sono stati nell’ordine del 10% del prodotto interno lordo mondiale (oltre 5.000 miliardi di dollari), con una offerta monetaria quasi illimitata consegnata in mano a quanti già avevano utilizzato con poca discrezione il credito disponibile. L’offerta monetaria è confluita nel 2009 nelle borse, incrementando la speculazione e accrescendo le quotazioni.

Una prima meditazione va fatta su questo fenomeno, che indica come gli attuali meccanismi dei mercati e delle aspettative convergono principalmente sul breve periodo. Investimenti azionari e obbligazionari, misure governative di politica finanziaria, fiscale e industriale, modelli di distribuzione del reddito, prelievo fiscale, modelli di gestione dei bilanci aziendali, dei premi ai dirigenti, comportamenti bancari nel credito, atteggiamenti internazionali verso l’ambiente e il clima, persino gli investimenti di fondi destinati a finanziare la previdenza pensionistica e sanitaria, tutti sono accomunati da un unico indicatore: massimizzare i benefici nel breve periodo e trasferire al futuro gli eventuali sacrifici. In Germania, il Parlamento ha recentemente votato una legge costituzionale che impone agli Esecutivi di raggiungere il vincolo dello 0,3% di deficit pubblico/PIL entro il 2020 (il vincolo di Maastricht è il 3%, 10 volte tanto). Nel 2009 questo valore è pari al 14,5% nel Regno Unito, 11,9% negli USA, 10,8% in Spagna, 7,7% in Giappone, 8,0% in India e Russia, 6% in Italia, 4,8% in Germania. Ma in Italia non vi è una cultura dell’efficacia della spesa pubblica, e non si considerano altri vincoli all’indebitamento che quelli imposti da autorità esterne o costretti dalla fluttuazione dell’economia mondiale.

E’ indispensabile una presa di coscienza che quanto più l’indebitamento viene fatto crescere oggi, tanto più le giovani generazioni future saranno costrette a rinunciare a diritti oggi considerati intoccabili (istruzione, sanità, sicurezza, prensioni, democrazia, infrastrutture, aria, acqua, energia a buon prezzo), per mancanza di risorse adeguate a sostenerle e per l’obbligo di pagare vecchi debiti.

Non vi è però alcun dubbio che l’attuale crisi economica, oltre alle più incombenti ed evidenti misure richieste ai Governi e alle Banche Centrali, propone anche una riflessione sui comportamenti e gli stili di vita che tutti noi adottiamo nel contesto manageriale, imprenditoriale e lavorativo in cui ogni giorno operiamo, a contatto con le problematiche e le situazioni di difficoltà, che colpiscono migliaia di lavoratori e piccoli imprenditori. Questa riflessione deve essere condotta sui valori che informano le nostre decisioni e il nostro agire, ma anche sui comportamenti, sia dichiarati che inconsapevoli, che si basano spesso su convinzioni e pregiudizi consolidati nel tempo, relativamente alla giutizia, all’equità distributiva, alla legalità percepita nei piccoli come nei grandi gesti quotidiani. E quindi, oltre all’esigenza di spostare l’attenzione delle misure di politica nazionale, fiscale e finanziaria, dal breve al lungo periodo, favorendo investimenti (per l’ambiente, l’educazione e l’istruzione, la costituzione di competenze lavorative, scientifiche e professionali distintive) che possano diventare redditizi in un periodo compatibile con la giustizia intergenerazionale, vi è l’obbligo per tutti noi di riflettere e migliorare il risultato del nostro impegno quotidiano.

E’ diffusa la consapevolezza che non mancano spazi di miglioramento nei nostri comportamenti quotidiani:

  • Nella gestione della cosa pubblica, rendere la spesa più efficiente e meno orientata ad attività futili e prive di utilità (come recentemente è stato rilevato per le spese delle Amministrazioni locali nei casi di disastri ambientali dovuti a scarsa cura ed attenzione ai servizi fondamentali per il territorio). -
  • Nei comportamenti “pubblici”, chiudere ogni spazio alla corruzione, ai comportamenti omertosi, all’indifferenza per il rispetto dei tempi stabiliti per la prestazione di servizi e la realizzazione di opere pubbliche indispensabili. Anche la politica e la burocrazia sono spesso influenzate dal clima dominante edonistico e orientato ad assicurarsi personali benefici prelevando o utilizzando indebitamente risorse pubbliche, destinate ai più bisognosi. Spreco negligente di risorse pubbliche e, frequentemente, comportamenti immorali e illegali di appropriazione e corruzione, contraddistinguono alcune pubbliche amministrazioni, non solo con riferimento ai politici ma anche ai burocrati. Si tratta di comportamenti inadeguatamente censurati, che come ricorda la Corte dei Conti assommano a quasi 60 miliardi di euro l’anno, il 3% del PIL nazionale, paragonabili per dimensioni a quelli derivanti dalla criminalità comune e organizzata. Da comportamenti più virtuosi, rinuncia ad “occupare” risorse e strutture pubbliche a beneficio privato, e minori illeciti arricchimenti, possono scaturire per giustizia ed equità, migliaia di posti di lavoro in questo momento di bisogno, e miliardi di euro da destinare a chi è più bisognoso e rimane il più delle volte inascoltato e trascurato, perché povero e senza diritto di espressione.
  • Nelle banche e negli istituti finanziari, è indispensabile riguadagnare il valore della “fiducia” che per decenni, dal dopoguerra, ha consentito alle banche locali di finanziare piccoli imprenditori creando lavoro e ricchezza, partendo da imprese sottocapitalizzate e prive di adeguate garanzie. L’attuale tendenza a prestare denaro solo a chi è più capiente o guadagna di più, disegna una società priva di opportunità, dove chi è ricco detiene il diritto a diventarlo sempre più, mentre chi è povero viene relegato alla condizione di subordinazione, mettendo le basi per una vera e propria riduzione della democrazia economica e della potenzialità di espressione dei talenti, specie tra i più giovani. Il rifiuto di spostare il debito dal breve al lungo periodo, che è proprio dell’odierna crisi del credito, mette le imprese nelle condizioni di chiudere e sopprimere posti di lavoro, distruggendo opportunità per il futuro rilancio dell’economia.
  • Nelle imprese private, il ripetersi di comportamenti moralmente azzardati, sia verso i clienti che verso i fornitori, riducendo la qualità di prodotti e servizi, oppure rinviando indiscriminatamente i pagamenti a subfornitori e artigiani, contribuisce a impoverire il sistema economico. Il ripetersi di vicende in cui carenze normative o di controllo permettono a imprenditori spregiudicati di arricchirsi danneggiando l’ambiente, altre aziende e consumatori, mette in evidenza la carenza di valori individuali, condivisi, relativi alla responsabilità collettiva che l’imprenditore ha nell’esercitare l’impresa. Spesso l’impresa chiede che le venga riconosciuto un valore sociale e un impegno, ma corrisponde con scarsa trasparenza e pochi meccanismi volti a provare che tale valore sociale sia poi adeguatamente ricambiato con comportamenti responsabili. La ricerca di bonus manageriali sempre più elevati, marca una realtà di diseguaglianza sia tra cittadini che tra lavoratori, foriera nel lungo periodo di pesanti conflitti sociali.
  • Infine, anche gli eccessi di alcuni nel tutelare diritti che appaiono veri e propri privilegi, come il familismo nelle carriere professionali e dirigenziali contro il merito, l’eccessiva tutela dei pensionati rispetto ai lavoratori più giovani, il salvataggio di imprese e posti di lavoro in conclamata situazione di diseconomicità ed evidenti privilegi (come nel caso di molte aziende pubbliche e private “passive” e “improduttive”), invece che contribuire alla giustizia sociale, provoca un generale deterioramento della capacità di giudizio e dell’equità distributiva, aggravando la situazione generale invece di migliorarla.

Da manager e da imprenditori occorre proporre al mondo economico locale una riflessione sulla presenza, anche nella nostra economia, di queste situazioni di sperequazione, tacito consenso all’ingiustizia, assenza di merito e perdita di valori. Solo comportamenti moralmente informati, trasparenti e disponibili alla trasparenza, socialmente responsabili, possono contribuire a ristabilire la fiducia collettiva nel lavoro, nel mercato, nel capitale e nell’impegno sociale. Solo una maggiore consapevolezza dei doveri e della necessità di dare esempio delle classi dirigenti locali può contribuire a migliorare una situazione che solo apparentemente è migliore rispetto ad altri contesti italiani e internazionali, ma è tale solo in termini relativi, rispetto ad una realtà di bisogno sociale concreto e, spesso, anche di una certa superficialità di giudizio e inconsapevolezza delle reali situazioni di necessità che caratterizzano anche la nostra realtà locale.

Amedeo Levorato


Che vorrà mai dire quest’articolo? Mah…

4 Ottobre 2009

Aps Holding, con la «ricetta» Levorato una gestione manageriale del trasporto

PADOVA. Con la presidenza di Amedeo Levorato una gestione davvero manageriale dell’azienda di trasporto pubblico: conti «allineati» (come già era accaduto a Telerete, sull’orlo del baratro) e procedure decisionali calibrate non solo al punto di vista amministrativo.  I numeri parlano da soli. Aps Holding serve la Grande Padova (oltre 360 mila abitanti), conta 525 dipendenti di cui 425 nel settore movimento, 49 addetti officina, 38 amministrativi e due dirigenti. Il parco comprende 238 bus urbani, 19 extraurbani, 3 vecioli speciali per disabili. La rete del trasporto pubblico supera i 300 chilometri per complessivi 9,1 milioni di chilometri di corse e 36,5 milioni di passeggeri che utilizzano i servizi bus e tram.  In attesa del bilancio 2009, il direttore generale Umberto Rovini è alle prese con le deleghe ottenute di recente proprio sulla linea Sir 1. All’orizzonte si profila il rinnovo del Consiglio di amministrazione. Spetta al sindaco Flavio Zanonato, in quanto il Comune monopolizza la Spa. Conteranno gli equilibri politici maturati nelle urne oppure i risultati della gestione Levorato?

Ernesto Milanesi su “Il Mattino di Padova”, p.3 del 3 ottobre 2009


La politica manda avvisi di sfratto?

19 Agosto 2009

APS HOLDING. E’ l’azienda che governa il trasporto pubblico locale. Padova «monopolizza» il pacchetto azionario, decidendo i vertici della società. Amedeo Levorato potrebbe essere a rischio.  Un paradosso, visto che prima ha letteralmente salvato Telerete e poi risolto la transizione del tram (con cambio della guardia fra il direttore Antonio Conte e Umberto Rovini).  In Aps Holding c’è Enzo Ferragosti, vice presidente e da vent’anni uomo di fiducia del sindaco Zanonato. Completano l’attuale CdA Andrea Nicolello Rossi, Luca Bonaiti e Carlo Parisatto. Il presidente dei revisori dei conti è Andrea Pendini con membri effettivi Nicola Ramundo e Lorenzo Valentini. Ora si tratta di capire se in Comune hanno deciso per la continuità o per la «mobilità» dei vertici di Aps Holding.

Ernesto Milanesi su “Il Mattino di Padova”, 19 agosto 2009


Zanonato si connette ai quartieri «Internet senza fili in due mesi»

1 Giugno 2009

Internet wi-fi anche nei quartieri: è il progetto che si concretizzerà in due mesi, grazie alla collaborazione tra l’amministrazione e Telerete, società di Aps Holding. Dopo la tratta del tram l’obiettivo è quello di coprire con la rete senza fili accessibili a tutti anche nei principali centri di aggregazione dei quartieri. E gli studenti universitari navigano gratis. «Internet oggi è come l’aria, senza non si respira – ammette il sindaco Flavio Zanonato – Ci sono quartieri, come nei dintorni di via Armistizio, che Telecom non copre con l’Adsl via filo. Vuol dire privare tanti padovani dell’accesso alla rete veloce e mettere in difficoltà i cittadini: insisterò perché questa situazione venga sanata al più presto».  INTERNET PER TUTTI. E Flavio Zanonato nel suo programma è stato chiaro: «Implementeremo tutte quelle iniziative che facilitano l’accesso ad internet in ogni quartiere della città», è scritto nel capitolo «nuove generazioni». E ieri è tornato sull’argomento: «Quella del wi-fi è una tecnologia che consente soprattutto la navigazione all’esterno – ha spiegato – Ma presto arriverà il wi-max, cioè la possibilità di collegarsi a internet senza fili anche da casa, senza più bisogno del telefono». E Telerete, per bocca del presidente Amedeo Levorato, è pronta a sfruttare la possibilità: «Stiamo trattando per installare ripetitori wi-max in tutte le torri degli acquedotti della provincia».  IL NET-BLUE. Informazioni, avvisi e guide turistiche tramite «bluetooth», la tecnologia che consente di inviare messaggini ai telefonini senza passare dagli sms a pagamento. E’ il servizio che verrà attivato da Telerete nei prossimi mesi in alcuni dei più importanti monumenti cittadini: «Così potremo mandare ai turisti delle informazioni non a pagamento – spiega il presidente Amedeo Levorato – Potranno decidere se ricevere o meno persino l’audio-guida che li accompagnerà nella loro visita a Padova»

Claudio Malfitano sul Mattino di Padova del 31/05/2009


Rivoluzione in Fiera

1 Giugno 2009

Un nuovo centro congressi con annessi parcheggi, la bretella del tram dalla stazione alla fiera, il «Ponte Verde» e un nuovo deposito dei bus. Il nuovo volto dell’area nord della Fiera è stato svelato ieri dal sindaco Flavio Zanonato, dal presidente di PadovaFiere Ferruccio Macola, e da Amedeo Levorato e Umberto Rovini, rispettivamente presidente e dg di Aps Holding.   CENTRO CONGRESSI. Dopo l’accordo raggiunto tra il patron della GL-Events, Olivier Ginon e il Comune, è stato deciso che il nuovo centro congressi sarà realizzato in fondo ai padiglioni della fiera. Pronte due soluzioni. La prima prevede la costruzione del centro sul lato ovest del Palazzo delle Nazioni (la cui facciata disegnata dall’architetto Strazzabosco sarà tutelata e conservata), con un tunnel che lo collegherà al padiglione 11. La seconda prevede il centro congressi sulla parte che porta alla Sala Cararresi. Il piano dovrebbe costare tra 12 e 15 milioni di euro e dovrebbe essere pronto già entro tre anni. Sarà un «project financing» particolare perché sarà costruito dalla GL-Events con i soldi che il Comune e l’Aps Holding storneranno alla società francese con le somme che ricaveranno dai parcheggi limitrofi (a raso e sotto i padiglioni 7 ed 8), che saranno aperti agli automobilisti tutti i mesi dell’anno.   BRETELLA TRAM. Sarà lunga circa un chilometro. Due le soluzioni. O il capolinea verrà ultimato ai piedi del «Ponte Verde» oppure più a nord est. Già disponibili circa 500.000 euro, stanziati dallo Stato. Tempi dei lavori: da sei mesi ad un anno. Prevista una fermata intermedia dietro al Tribunale.   «PONTE VERDE». L’ingegner Rovini ha annunciato che proprio in questi giorni è stato depositato in Comune il progetto esecutivo definitivo, iniziato dalla società Technital e ripreso per volontà dell’Ati che ha vinto l’appalto, dalla Net Engineering. I lavori inizieranno a fine anno e dovrebbero terminare entro il 2011. Costo: 17 milioni.   NUOVO DEPOSITO BUS. L’attuale deposito di via Rismondo non sarà trasferito alla Guizza. Amedeo Levorato ha annunciato che gli amministratori dell’Aps hanno individuato un’area di 25.000 metri quadri, sul lato opposto delle attuali acciaierie Banzato, in via Maroncelli, al di là dei binari, dove sarà costruito il nuovo garage dei bus.

Felice Paduano sul Mattino di Padova del 19/05/2009


Centro congressi in Fiera: ecco il progetto

1 Giugno 2009

Oggi a mezzogiorno, in fiera, il presidente di PadovaFiere spa Ferruccio Macola, il sindaco Flavio Zanonato e il presidente di Aps holding Amedeo Levorato illustreranno, nei particolari, il progetto del nuovo centro congressi nello spazio tra l’attuale palazzo delle Nazioni (ancora vincolato dalle Belle arti) e la sala Carraresi. Macola rappresenta la Gl Events, società che ha preso in gestione i padiglioni della fiera; Flavio Zanonato, invece, rappresenta la proprietà dell’immobile e del terreno assieme alla Provincia e alla Camera di Commercio, mentre la presenza di Levorato è necessaria per collegare il futuro centro congressi con la linea del tram, che sarà allungata dalla stazione sino in via Carlo Goldoni e con il sistema dei parcheggi che sarà creato tutto intorno alla nuova Meeting hall. Secondo i primi calcoli già effettuati, il Palacongressi sarà costruito tra il Palazzo delle Nazioni, che potrebbe avere la funzione di avancorpo, ed il padiglione 6, andando a coprire anche tutta l’attuale sala dei Carraresi, dove già oggi sono disponibili 500 posti. Il nuovo Centro Polivalente dovrebbe essere in grado di contenere da 1700 a 2000 posti. Ossia si tratterà di un contenitore, arredato secondo i criteri più moderni dell’architettura del settore, capace di ospitare anche tutti i congressisti di un simposio internazionale a carattere scientifico, oppure di qualsiasi altro tipo di convegno a sfondo culturale, economico, politico e artistico.  Durante la presentazione del progetto si parlerà anche della forma di finanziamento con la quale saranno affrontate le spese per costruire il centro congressi che alla fine dei lavori dovrebbe venire a costare tra i dieci e i dodici milioni di euro. 

 

 Felice Paduano sul Mattino di Padova del 18/05/2009


«Telerete non governa le Tlc»

1 Giugno 2009

Gianni Potti, presidente della sezione Terziario avanzato in Confindustria, lo aveva detto a chiare lettere: «A Padova c’è troppo caos nelle linee, la nuova società nata dall’aggregazione di Telerete con Pronet potrebbe diventare un regolatore del sistema di Ict su Padova purché operi insieme al mondo delle imprese».  Da Amedeo Levorato, amministratore delegato della nuova Telerete Nordest, la risposta non si è fatta attendere: «Sono lusingato, ma ricordo a Potti che Telerete lavora come operatore di telecomunicazioni in un mercato libero, come tutti gli altri. Vendiamo servizi e facciamo utili, siamo attori e non possiamo per legge essere regolatori, proprio perché il mercato è libero». La realtà del sistema di Tlc a Padova è complesso: la città è un grande generatore di traffico telefonico e dati, collocandosi al quinto posto in Italia perché è qui il riferimento del settore per l’intero Nordest con una presenza di circa venti operatori. E’ proprio questa densissima concentrazione di aziende che ha portato alla nascita della cosiddetta «Padova valley».  Sotto terra i tubi in città sono di proprietà di AcegasAps, in Zona industriale sono della Zip, quelli sotto l’autostrada appartengono ad Infracom, quelli sotto le strade dell’Anas sono stati installati dalla ex e-Planet. Chi ne chiede l’uso per posare i propri cavi in fibra ottica paga un affitto al proprietario. «Ed è quello che facciamo anche noi – spiega ancora Levorato – perché abbiamo una concessione e paghiamo l’affitto ad AcegasAps. La legge attribuisce libertà di stendere i cavi a tutti gli operatori che ne facciano richiesta: a Padova c’è una convenzione tra Comune e AcegasAps alla quale è stato affidato il compito di posare i tubi vuoti destinati a contenere i cavi in fibra».  La nuova Telerete Nordest, partita ad aprile, dopo il conferimento da parte di Pronet (Provincia di Padova) di asset per circa 5 milioni di euro, vede ora Aps holding sempre in maggioranza con il 51% delle azioni, Pronet al 38%, Infracom all’8% e Camera di commercio al 4%. Pronet, deteneva un buon numero di investimenti sul territorio, ma non erano utilizzati. «Con il conferimento a Telerete, questi beni generano ammortamenti per 400 mila euro all’anno – aggiunge Levorato – e pertanto bisogna fatturare cifre consistenti. Il nostro piano industriale prevede il pareggio nel 2009 e nel 2010 il ritorno all’utile prodotto lo scorso anno».  Con questa operazione, prospettata peraltro dal Comune già nel 2006, il socio di maggioranza mantiene la governance mentre alla minoranza, in base agli accordi presi, è andato il maggior numero di consiglieri e la presidenza, retta da Ado Scantamburlo, imprenditore di Camposampiero. «E’ un accordo bipartisan che vede nel cda persone molto qualificate – conclude Levorato – dal docente Giacomo Pasini a Stefano Svegliado, presidente di Etra, da Scantamburlo a Loris Rossato, guida del Cvs. Non abbiamo avuto dubbi su questa scelta perché rappresenta l’incontro tra la città e la Provincia. Troppe volte, in passato, Padova ha perso leadership perché è mancata la capacità di fare squadra su un obiettivo indipendentemente dal colore politico».

Mauro Pertile sul Mattino di Padova del 14/05/2009


Tram e bus: arrivano i vigilantes guerra a chi non paga il biglietto

1 Giugno 2009

Arrivano i vigilantes sugli autobus e sui tram. Con il compito di coadiuvare i controllori nelle loro operazioni e di garantire anche più sicurezza a tutti i passeggeri a chi sta al volante. La «rivoluzione» decisa da Aps Holding scatterà dal 23 marzo. Un periodo di prova di un mese per capire poi l’efficacia dell’intervento. Guerra ai portoghesi (nel 2008 l’introito delle multe è stato sei volte superiore all’anno precedente) e attenzione rivolta alla sicurezza di controllori e passeggeri.  DUE SQUADRE ALLA SETTIMANA. Saranno quattro i vigilantes ogni giorno, divisi in due squadre, che affiancheranno i controllori. Dieci ore di servizio, con attenzione alle ore serali e ai giorni festivi. Soprattutto sulle tratte più «calde» che hanno registrato i maggiori problemi. «In questo modo ridistribuiremo il nostro personale che controlla i biglietti – spiega il presidente di Aps holding Amedeo Levorato – dove mandavamo quattro controllori ora ne potremo mandare due più due vigilantes, sul tram che ha più porte la formula sarà tre più due». I sorveglianti seguiranno un corso d’istruzione, con un rilascio di un patentino che li abiliterà al servizio.  L’ITER LEGISLATIVO. Era da un po’ che Aps monitorava la vicenda. La possibilità di usare guardie giurate per il controllo dei tagliandi, infatti, era stata prevista da una legge regionale della scorsa estate, confermata da un decreto del presidente della Repubblica dello scorso 4 agosto. Una situazione rimasta poi in stallo fino a febbraio, quando anche il Consiglio di Stato ha espresso un parere positivo sulla vicenda.  Un pronunciamento a livello nazionale che ha permesso di dare il via all’iniziativa, dopo l’ok arrivato anche dalla prefettura.  SCETTICISMO DELLA FILT. «Un’esagerazione». Scettico Paolo Tollio, segretario della Filt-Cgil di Padova. Per il sindacato dei lavoratori nei trasporti, infatti, erano altre le soluzioni da prendere. «Potevamo riorganizzare meglio il personale adibito al controllo che già esiste». Per Tollio non occorrono vigilantes armati per aiutare i controllori. «Basta aumentare il numero di chi forma le squadre in uscita. Se dove ci sono due controllori ne mettessimo quattro si otterrebbe lo stesso risultato».  Fra l’altro esiste una norma che permette agli autisti con più di 16 anni di servizio di poter eseguire anche operazioni di controllo, dopo il rilascio di un patentino. «Noi avevamo indicato anche altre opzioni – spiega Tollio – come un pulsante da mettere sugli autobus collegato con la centrale operativa delle forze dell’ordine. In caso di necessità basterebbe premerlo e, visto che i trasporti sono seguiti via satellite, in breve tempo si interverrebbe».  UTENTI SODDISFATTI. «Vediamo di buon occhio iniziative che aumentino la qualità del trasporto pubblico locale come l’investimento nella sicurezza sia al personale di bordo (autisti e verificatori) che agli utenti – spiega Davide Grisafi, delegato regionale veneto di Assoutenti – al termine della sperimentazione altre misure potrebbero essere prese in considerazione come l’illuminazione delle pensiline nelle fermate più a rischio e la videosorveglianza a bordo».  Per l’associazione degli utenti sarebbe auspicabile anche far circolare sugli autobus, nelle ore di punta, pattuglie di agenti della polizia municipale.

Enrico Albertini sul “Mattino di Padova” del 13/03/2009